L’Italia che non consuma
Segnali contrastanti vengono da diverse fonti sull’andamento dell’economia italiana in questa fase di stentata ripresa internazionale. Standard & Poor’s, pur apprezzando il basso indebitamento delle famiglie, la tenuta del mercato immobiliare e del risparmio, indica nella caduta dei consumi e degli investimenti la causa di una crescita che prevede assai debole. Contemporaneamente il successo degli incentivi al consumo sembra mostrare che, a certe condizioni, soprattutto di prezzo, la domanda interna può uscire dal ristagno, mentre le considerazioni negative sull’occupazione sono ridimensionate dall’esame dell’utilizzo effettivo della cassa integrazione.
16 AGO 20

Segnali contrastanti vengono da diverse fonti sull’andamento dell’economia italiana in questa fase di stentata ripresa internazionale. Standard & Poor’s, pur apprezzando il basso indebitamento delle famiglie, la tenuta del mercato immobiliare e del risparmio, indica nella caduta dei consumi e degli investimenti la causa di una crescita che prevede assai debole. Contemporaneamente il successo degli incentivi al consumo sembra mostrare che, a certe condizioni, soprattutto di prezzo, la domanda interna può uscire dal ristagno, mentre le considerazioni negative sull’occupazione sono ridimensionate dall’esame dell’utilizzo effettivo della cassa integrazione. A gennaio è stata utilizzata meno della metà delle ore di cassa autorizzate: nel confronto con lo stesso mese dell’anno scorso un dato inferiore di quasi un terzo. Naturalmente è il reddito disponibile la condizione essenziale per la ripresa dei consumi, così come sarebbe necessaria una nuova sforbiciata al cuneo fiscale per incoraggiare gli investimenti.
Se la ripresa internazionale terrà, come sembra, ci saranno le condizioni per avviare qualche operazione di alleggerimento fiscale sulle famiglie e sulle imprese, con l’obiettivo di compensare con l’incremento della produzione e del consumo globali il minore introito, in modo da tenere in equilibrio i conti pubblici. Spetta al governo, e in particolare a Giulio Tremonti, indicare le compatibilità che è necessario rispettare, ma anche definire con un minimo di audacia le possibilità concrete di alleggerimento fiscale. Lo spazio di manovra oggettivamente ristretto richiede uno sforzo di innovazione e anche un dialogo costruttivo sia con le parti sociali sia con la minoranza.
Da questo punto di vista sarebbe interessante che anche il Partito democratico aggiungesse alle critiche, talora un po’ ingenerose ma comprensibili, al supposto immobilismo dell’esecutivo, una proposta di manovra economica non puramente costruita sulla sommatoria di tutte le richieste di maggiore spesa. E’ ovvio che l’opposizione si faccia portatrice di rivendicazioni anche un po’ contraddittorie, ma un partito che coltiva l’aspirazione a rappresentare un’alternativa di governo trarrebbe vantaggio dall’elaborazione di una proposta organica di riduzione fiscale che rispetti i vincoli di finanza pubblica. Da un confronto serrato ma concreto su questi temi la politica avrebbe tutto da guadagnare.
Se la ripresa internazionale terrà, come sembra, ci saranno le condizioni per avviare qualche operazione di alleggerimento fiscale sulle famiglie e sulle imprese, con l’obiettivo di compensare con l’incremento della produzione e del consumo globali il minore introito, in modo da tenere in equilibrio i conti pubblici. Spetta al governo, e in particolare a Giulio Tremonti, indicare le compatibilità che è necessario rispettare, ma anche definire con un minimo di audacia le possibilità concrete di alleggerimento fiscale. Lo spazio di manovra oggettivamente ristretto richiede uno sforzo di innovazione e anche un dialogo costruttivo sia con le parti sociali sia con la minoranza.
Da questo punto di vista sarebbe interessante che anche il Partito democratico aggiungesse alle critiche, talora un po’ ingenerose ma comprensibili, al supposto immobilismo dell’esecutivo, una proposta di manovra economica non puramente costruita sulla sommatoria di tutte le richieste di maggiore spesa. E’ ovvio che l’opposizione si faccia portatrice di rivendicazioni anche un po’ contraddittorie, ma un partito che coltiva l’aspirazione a rappresentare un’alternativa di governo trarrebbe vantaggio dall’elaborazione di una proposta organica di riduzione fiscale che rispetti i vincoli di finanza pubblica. Da un confronto serrato ma concreto su questi temi la politica avrebbe tutto da guadagnare.